FISIOTERAPISTA E PAZIENTE: il primo incontro. L’anamnesi

  Hai contattato il fisioterapista per un dolore al ginocchio. Intanto il medico di base ti ha consigliato di fare una risonanza. Arriva il giorno della visita, vai in studio, ti siedi e presenti subito il referto per capire cosa c’è scritto e che problema hai. E il fisioterapista, invece, ti chiede di rilassarti un attimo, fare un respiro e parlare della tuo dolore e del tuo ginocchio.

       Immagina esattamente di essere nel nostro studio, sulla sedia di fronte la scrivania, un poco preoccupato oppure ansioso di avere una risposta ed una soluzione. Il fisioterapista ti mette a tuo agio e ti chiede:  “Dove senti il dolore? Se fosse una forma, quale sarebbe? E’ un macigno che ti schiaccia, oppure uno spillo che ti punge? Se fosse un colore, quale sarebbe? Rosso che brucia o un blu che raffredda? “

     E domanda dopo domanda fai appello alle tue sensazioni e porti attenzione al tuo sentire. E osservi, che, già solo parlane ti aiuta distaccarti in modo cosciente dal problema e a guardarlo da una diversa prospettiva.

    Così, ha inizio quello che in gergo tecnico si chiama colloquio clinico, ma che in senso lato si dice incontro attivo. E’ il punto di partenza di un percorso di consapevolezza e guarigione che si fa in due, fisioterapista e paziente. Necessario per conoscere chi si ha davanti e per capire come aiutare. Ma procediamo un passo alla volta. 

    Prima tappa: l’ anamnesi

 Il colloquio è un percorso a 4 tappe, dalla più generica alla più specifica, dall’attenzione al paziente e alla sua vita, al piano di cura e di riabilitazione. E’ un cerchio in cui fisioterapista e paziente sono entrambi parti attive e creative. La prima tappa è l’anamnesi,  la più lunga e la più significativa.  Si svolge in 3 fasi.  Percorriamole insieme.

  FASE 1: CHI SEI E COSA FAI?

       In questa prima fase il fisioterapista si rivolge alla persona che sei: il tuo lavoro, l’ambiente che ti circonda, le tue relazioni, la famiglia in cui vivi. E’ il momento delle domande e delle risposte sul tuo stile di vita.  Poi, scende più in profondità e arriva al dolore, alla tensione, al disagio che provi. E questo è il momento della descrizione attiva e partecipata di ciò che ti ha portato lì, alla ricerca di una risposta e di un aiuto.

   FASE 2: PERCHE’ SEI QUI?  COSA C’E’ CHE NON VA?

        In questa seconda fase, il fisioterapista porta attenzione alla problematica che ti ha portato lì e per la quale chiedi aiuto. Il focus si sposta sulla tensione al ginocchio. Il fisioterapista, allora, indaga:      

  •   le menomazioni anatomiche, funzionali o psicologiche connesse alla tensione o al dolore che senti: c’è una lesione, un’ infiammazione o uno scompenso posturale?    
  •  le azioni e i compiti quotidiani che non riesci più a compiere: per esempio, chinarti per raccogliere un oggetto a terra o alzarti da letto appena sveglio;   
  • quali attività hai dovuto per forza ridurre o mettere da parte: non puoi più stare diverse ore seduto in ufficio? Non più andare a correre come fai di solito?

       E’ un indagine delicata, ma precisa che si basa sull’osservazione e la conoscenza di diversi fattori che il tuo corpo manifesta e tu stesso condividi. Il fisioterapista, infatti, valuta:  

  •   i segni e i sintomi (dove senti il dolore, in che forma, con quale intensità; se hai deficit di forza, o alterazioni del tono muscolare, se ha formicolii o rigidità articolari; se vi sono ecchimosi o rossore);    
  •    le credenze e le aspettative che hai rispetto al disagio e al problema: puoi essere in totale confusione, o avere già una tua conoscenza a riguardo: magari hai letto diverse info sull’argomento, hai consultato forum on-line o hai chiesto un parere ad altri esperti. Oppure puoi avere avuto un’esperienza simile in passato ed esserti fatto già un’idea in generale; 
  •  i meccanismi di elaborazione del dolore che metti in atto, sia a livello fisico che emotivoper esempio, puoi avere messo in moto gesti o  posture compensative per facilitarti nei movimenti; o provare ansia in alcune occasioni; o addirittura scivolare in uno stato di depressione a causa degli impedimenti e degli ostacoli che la tensione ti comporta nel quotidiano o nelle relazioni.

     FASE 3: SEI NEL POSTO GIUSTO?  

      In questa ultima fase, se sono stati fatti altri accertamenti, il fisioterapista passa alla visione delle immagini di radiologia e confronta le informazioni raccolte con eventuali danni strutturali. A questo punto, il fisioterapista ha in mano tutti i dati necessari per decidere se:      

  •     puoi essere considerato un paziente di competenza fisioterapica, perché riscontra un problema di natura muscolo-scheletrica;
  •    devi  recarti da un altro specialista, perché individua segni e sintomi dubbi, forse indizi di problemi di altra natura e competenza.  

 Se il tuo problema può trovare una soluzione grazie ad un percorso di fisioterapia e quindi sei nel posto giusto, allora il colloquio prosegue verso la seconda tappa: sarà il momento di passare al questionario e alla scheda di valutazione. Ma di ciò parleremo nel secondo articolo di questa serie. 

 Intanto, ti lasciamo con due domande: quante volte, in visita da un fisioterapista, hai avuto modo di parlare di te, della tua vita e del tuo problema? Quante volte ti sei sentito davvero ascoltato? 

 Puoi scrivere la tua risposta nei commenti, oppure lasciare che resti un momento di consapevolezza. 

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